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Forma rettangolare, materiale in plastica, due rocchetti circolari con dentatura centrale, e dai colori più disparati: stiamo parlando delle musicassette, vecchi supporti per registrazioni e riproduzioni musicali e/o vocali, oramai superate da lettori mp3, smartphone, e da Internet a portata di mano, in grado di garantire una qualità audio impeccabile.

La musicassetta: dal successo al declino degli anni 2000

La musicassetta fu immessa sul mercato nel 1963 dalla Philips, ma la produzione di massa cominciò nel 1965 e contestualmente le case discografiche pubblicarono album sia su disco in vinile che su musicassetta, iniziando la vendita di nastri preregistrati.

Diversi furono i fattori che ne favorirono la diffusione: maneggevolezza, in quanto racchiude in poco spazio una quantità considerevole di tracce audio; versatilità poiché può essere usata sia in ambito musicale, sia per registrazioni private, come dettature, interviste, e registrazione di messaggi vocali; facilità d’utilizzo e di duplicazione ed infine, economicità per via del prezzo accessibile.

Di certo, però, la musicassetta non brillava per praticità, infatti, per saltare da un brano all’altro bisognava pigiare i tasti di avanzamento o indietreggiamento veloce con l’intento di beccare il pezzo giusto (una pratica che richiedeva tempo e pazienza). E quando il nastro fuoriusciva dal “binario”, si interveniva con la biro della Bic, la cui forma si incastrava perfettamente con l’interno delle rocchette, rendendo possibile il riavvolgimento manuale del nastro. Purtroppo, però, quest’opera di salvataggio non sempre andava a buon fine, in quanto il nastro non tornava sempre nella posizione di origine, o si stropicciava, o si lacerava, e quindi la cassetta, oramai inutilizzabile, era da gettare.

Una grande spinta verso il successo della musicassetta venne alla fine degli anni Settanta col Walkman Sony (messo in commercio nel 1979) che consentiva l’ascolto di musica in mobilità, ma a partire dagli anni Novanta, per via della diffusione massiva dei masterizzatori, la maggior parte dei consumatori hanno iniziato ad adottare i CD audio per la registrazione musicale, favorendo l’uso dei lettori, anche nell’ambito delle autoradio. Negli anni Duemila la maggior parte delle case discografiche cessò la produzione di musicassette preregistrate, mentre quelle vergini furono ancora prodotte per qualche anno da un ristretto numero di produttori come TDK, Sony, Maxell e Basf, sebbene con un’offerta ristretta in termini di qualità e durata della registrazione. Riguardo le musicassette vergini, la loro produzione persiste fino al 2010, e sono ancora oggi oggetto di culto per gli appassionati dell’analogico grazie a piattaforme di e-commerce.

Struttura della musicassetta

Il nastro viene raccolto su due bobine; rispetto al lato che si ascolta (o si registra), la bobina di destra è dedicata al riavvolgimento del nastro, mentre quella di sinistra contiene il nastro da svolgere. Il nastro è saldamente attaccato alle due bobine tramite spinotti di fissaggio, che garantiscono che il nastro non si distacchi dalle bobine in caso di avvolgimento veloce o di trazione prolungata dopo la terminazione del nastro. Il nastro non è direttamente attaccato alle bobine, ma possiede dei brevi prolungamenti di plastica connessi a loro volta alle bobine.

Una volta che la musicassetta viene inserita in un lettore, il nastro viene fatto scorrere su di una testina, la quale viene a contatto col nastro grazie a un foro posto sul lato inferiore della cassetta. La testina riceve il segnale magnetico impresso sul nastro e lo converte in segnale elettrico che dà origine al suono. Per far sì che il nastro aderisca alla testina, le musicassette sono dotate di una spugnetta che permette il contatto durante il trascinamento, senza peraltro danneggiare il nastro. Un’altra apertura, posta più a sinistra, permette la registrazione del nastro per mezzo di un’altra testina; in questo modo, un nastro può essere registrato e, subito dopo, riprodotto.

Il trascinamento avviene a una velocità costante di 4,76 cm/s, grazie alla rotazione di un piedino metallico, denominato capstan, che viene a contatto con il nastro grazie a un foro trasversale in cui il capstan va ad entrare. L’aderenza tra il capstan e il nastro è assicurata da un rullo pressore, ricoperto di gomma, che assicura il trascinamento e che va a premere il nastro sul capstan grazie ad un’apertura posta sulla destra del lato inferiore della cassetta.

Il nastro, generalmente, possiede quattro piste longitudinali in cui viene registrato il suono, due per lato; per ciascuna facciata, abbiamo una pista per il canale sinistro ed una per il canale destro (che si fondono in un’unica pista per le registrazioni monofoniche). Esistono sistemi di registrazione professionali che consentono la registrazione (e la riproduzione) di più di due piste audio sullo stesso lato.

Contrariamente a quanto si può pensare, le piste registrate e/o riprodotte per il lato A si trovano dalla parte opposta rispetto a quello che viene mostrato come lato A durante l’uso della cassetta; di conseguenza, quando ascoltiamo o registriamo il lato A, la parte di nastro rivolta verso di noi è quella del lato B e viceversa.

Per evitare che la rotazione delle bobine crei troppo rumore sfregando sull’involucro, e per facilitare il riavvolgimento/svolgimento del nastro, l’involucro della cassetta è dotato di due foglietti anti-attrito di materiale plastico, che hanno anche lo scopo di permettere che le bobine siano avvolte in modo ordinato.

Applicazioni: ascolto audio e home computer

La musicassetta fu inizialmente concepita per l’uso nei dittafoni (registratori vocali) ma presto, grazie alla sua praticità e compattezza, divenne uno strumento popolare anche per l’ascolto di musica preregistrata. Dalla metà degli anni settanta la qualità del nastro fu progressivamente migliorata passando da supporti magnetici realizzati esclusivamente prima con ferro o ferrite a supporti con cromo, ferricromo e successivamente in una lega metallica appositamente studiata (cassette metal).

Sotto il profilo della qualità di riproduzione, il limite della musicassetta era rappresentato dalla ridotta velocità di scorrimento del nastro pari a 4,75 centimetri al secondo. Tale ridotta velocità di scorrimento non era solo la causa del rumore di fondo (il tipico “fruscio” delle cassette), ma era anche un limite nella riproduzione dei suoni più acuti dello spettro sonoro.

La cassetta rappresentava il modo più conveniente e agevole per ascoltare musica al di fuori dell’ambiente domestico, principalmente in automobile. Tra le tecnologie introdotte nei registratori per migliorare la qualità audio vanno ricordati i sistemi di riduzione rumore come Dolby B/C/S, DBX e DNL, e quelli per l’aumento della dinamica (HX Pro, DYNEQ, ADRES e HIGH COM).

Riguardo alla funzione di registrazione dei dati, molti home computer degli anni Settanta e Ottanta hanno utilizzato la musicassetta come supporto di memoria di massa, come ad esempio il Commodore 64, dotato di un registratore denominato datassette, lo ZX Spectrum e lo standard MSX.

Nella maggioranza dei casi la musicassetta veniva registrata con dispositivi analoghi a quelli utilizzati in campo audio o con normali registratori connessi al computer, utilizzando una tecnica di modulazione chiamata FSK. La quantità di dati che la maggior parte dei micro computer poteva registrare su un lato di una “C90” era di circa 500 kByte, per l’epoca una quantità enorme, a prezzo però di una scarsa affidabilità del supporto (gli errori di lettura erano piuttosto frequenti).

L’utilizzo delle musicassette come memorie di massa per i computer casalinghi cessò nel giro di pochi anni con lo sviluppo di lettori di floppy disk alla fine degli anni Ottanta, e di tutti quei dispositivi che negli anni ne avrebbero causato la scomparsa sia come sistema di memoria sia come supporto audio.

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