La prima introduzione pratica del telefono fisso in Italia avvenne a Milano il 30 dicembre 1877 quando fu attivata la linea tra due apparecchi per mettere in contatto una caserma dei pompieri con la stazione di Porta Venezia della tranvia interurbana per Monza.

La linea successiva collegò le stazioni ferroviarie di Varese e Gallarate. Nel 1879 tutti gli uffici del telegrafo di Roma furono uniti alla linea telefonica che dall’anno precedente collegava Roma a Tivoli. Il primo vero servizio telefonico ebbe luogo nel 1881 con l’attivazione della linea al signor Giovanni Uberti di Roma. Entro la fine dell’anno gli abbonati sarebbero diventati ben novecento.

Negli anni a seguire, il telefono diventa oggetto di continui miglioramenti e novità, tra cui ad esempio il microfono con membrana di granuli di carbone, il centralino manuale, il selettore a disco, il sistema pentaconta, la centralina telefonica automatica, la tastiera per la composizione a toni Touch Tone (DTMF), la digitalizzazione del suono, ed il telefono cordless, giusto per citarne alcuni.

Uno dei tanti momenti cruciali per il progresso della telefonia fissa è dato dall’inserimento della tastiera a pulsanti, avvenuto il 18 Novembre 1963. Un traguardo importante, raggiunto grazie al lavoro dei ricercatori della compagnia statunitense Bell System.

Gli scienziati dei laboratori di ricerca e sviluppo avevano così compiuto un passo avanti: avevano trovato una soluzione che avrebbe reso decisamente più rapida la composizione dei numeri di telefono. Si applicarono per trovare il modo più efficace di disporre i tasti sul dispositivo telefonico, tramite l’elaborazione di schemi e svariate disposizioni dei tasti (di cui alcune particolarmente creative): tasti disposti ad arco, a cerchio, in due colonne in verticale, in due colonne in orizzontale, a piramide, a scaletta, etc… proprio come è dimostrato dall’illustrazione pubblicata dal The Bell System Technical Journal (Luglio 1960):

Dopo una serie di valutazioni, test, ed esperimenti su volontari, prevalse il modello a cui siamo abituati oggi, che riprende quello delle calcolatrici ma in senso contrario: i tasti da 1 a 9 sono posti su tre file, ciascuna composta da tre tasti, con lo zero da solo in basso al centro, col senso di lettura da sinistra verso destra, dall’alto verso il basso. Questa fu la soluzione adottata in quanto si rivelò essere la più pratica, veloce e funzionale.

Così, i classici telefoni col disco combinatore vennero sempre più sostituiti da quelli con la “pulsantiera”. Ma è noto che di fronte a un’innovazione ci vogliono anni, se non generazioni intere, prima che la novità diventi parte integrante della vita di tutti i giorni. Infatti, nelle case degli italiani i vecchi telefoni col selettore a ruota sopravvissero per altri trent’anni circa, resistendo fino agli anni Ottanta e Novanta.