Continua il dialogo tra TIM e Open Fiber, compagnia che si occupa di diffondere in Italia la banda larga e ultralarga, al fine di ottimizzare il sistema di telecomunicazione del Paese con riferimento alla connessione in fibra ottica.

Infatti in data 5 Febbraio 2019 gli amministratori delegati di Tim e Open Fiber, Luigi Gubitosi ed Elisabetta Ripa, si sono incontrati per parlare di un progetto comune sulla rete digitale di telefonia fissa. Durante la riunione i due avrebbero discusso di possibili sinergie e avrebbero già fissato un’agenda e una cernita dei team che lavoreranno insieme.

Quella che in tanti considerano come una collaborazione fondamentale per il sistema Paese potrebbe nascere dalla necessità di disporre di un progetto comune in Italia per la diffusione della banda ultralarga così da evitare una duplicazione dei propri investimenti finanziando due diverse iniziative.

In origine, TIM aveva proposto un progetto di separazione volontaria degli assets dedicati all’infrastruttura di rete fissa per convogliarli in una società separata, una netco dunque, controllata al 100% da Tim stessa. Tale proposta consentirebbe a TIM un più facile controllo e a una maggiore sostenibilità, ma l’Agcom (Autorità per le garanzie nelle comunicazioni) ha constatato come tale possibilità non apporti cambiamenti significativi sul potere di mercato di Tim.

E proprio l’AGCOM è l’unica Autorità che può ordinare alle imprese verticalmente integrate la separazione funzionale. Questa riguarda, nel caso specifico, l’obbligo di collocare in un’azienda indipendente le operazioni riguardanti la fornitura all’ingrosso di alcuni servizi di accesso affinché gli operatori delle telecomunicazioni possano avere accesso alle reti secondo i criteri di concorrenza.

Di fronte a queste limitazioni e alla constatazione che i fondi del governo italiano per le infrastrutture e le telecomunicazioni sono limitati, sembra che lo stesso Gubitosi voglia evitare inutili dispendi. A questo proposito egli infatti in un’intervista al Corriere della Sera risalente al 31 Gennaio 2019 aveva affermato:

“L’Italia ha poche risorse per realizzare infrastrutture ed è in costruzione una seconda rete che si sovrapporrebbe a quella di Tim. E’ opportuno massimizzare l’efficacia degli investimenti viste anche le dimensioni delle infrastrutture di cui il Paese ha bisogno. Prima di parlare delle possibili soluzioni vorrei sedermi con Open Fiber per un esame approfondito della situazione esistente e delle opportunità che presenta. Qualsiasi discussione sul tema non può basarsi su opinioni ma su numeri, fatti e dati certi”.

Collaborazione e sinergia tra i due colossi delle infrastrutture telefoniche, Tim e Open Fiber, sono previsti anche nel piano strategico 2019-2021 “TIMe to deliver and delever” messo a punto da Tim in data 21 Febbraio 2019. L’obiettivo del piano è quello di ridurre il debito dell’azienda e per farlo sembra opportuno ricorrere alla condivisione delle reti fisse.

Pronunciandosi su quest’ultima opzione con una certa riservatezza, Tim ha affermato:

“Tim crede nell’opportunità di creare valore che può portare la rete unica ed ha per questa ragione aperto un tavolo di confronto con Open Fiber per esplorare tutte le opzioni possibili, inclusa una completa combinazione societaria. L’azienda prosegue il lavoro con i propri advisor finanziari per esplorare l’opportunità di una rete unica e massimizzare il valore dell’infrastruttura di rete fissa di Tim. La convergenza delle due reti porterebbe vantaggi a tutti gli stakeholders: le aziende coinvolte, il mercato, gli azionisti e il paese intero, che beneficerebbe di un’infrastruttura veloce e all’avanguardia”.

Stando a simili dichiarazioni e tenendo conto delle linee restrittive imposte dall’Agcom, sembrerebbe che Tim ormai sia più orientata verso una collaborazione con Open Fiber più che verso una separazione volontaria degli assets relativi alla telefonia fissa. Tuttavia, come è stato più volte ricordato da Gubitosi, il Gruppo è aperto a valutare tutte le ipotesi in campo.

Tuttavia, anche l’azionariato è diviso sull’argomento: nonostante la tregua raggiunta nell’assemblea di fine Marzo 2019, Vivendi ed Elliott hanno sempre manifestato opinioni contrastanti. La prima considera la rete un asset strategico per la società, la seconda invece non condivide il progetto di separazione della rete fissa con la nascita di un’altra società separata controllata al 100% da Tim.

E al coro si aggiunge l’ormai imponente voce di Cdp, che ha recentemente raggiunto il 10% del capitale sociale di TIM e auspica un’integrazione della rete, considerata come una scelta strategica di estrema rilevanza per l’intero Paese.