Oggi quando si parla di schede telefoniche le uniche che vengono in mente sono le sim dei cellulari o le ricariche, quando non effettuate online. Un tempo però non era così: i telefonini non esistevano e le schede telefoniche erano delle prepagate usate nei telefoni pubblici.

In origine i telefoni pubblici funzionavano con monete o gettoni, ma per evitare frodi e furti dagli apparecchi telefonici e per comodità di utilizzo nel 1976 fu inventata la prima scheda telefonica prepagata messa in commercio dalla Sip – Società Italiana Per l’Esercizio Telefonico, cioè l’antenata di Telecom Italia. La scheda telefonica infatti era molto più pratica rispetto agli ingombranti e pesanti gettoni.

Le prime schede telefoniche, diffuse nel 1976-1977, furono prodotte dalla Sida – Società Italiana Distributori Automatici: si trattava di schede a banda magnetica bianche con una scritta blu disponibili con più valori, da 1000 lire a 20000 lire. Le prime erano le meno diffuse, ma ancor più rare erano quelle “omaggio”, che non riportavano un valore economico, ma solo il numero di scatti disponibili.

Sul display del telefono pubblico appariva il credito residuo nelle schede prepagate così da sapere quanti minuti si avevano ancora a disposizione: infatti nel momento in cui entrarono in circolazione le schede la Sip si occupò di sostituire i vecchi telefoni a gettoni con altri che accettassero e leggessero le carte, come il Rotor e il Digito. Nel frattempo anche le carte stesse ebbero un’evoluzione: la banda magnetica non fu più verticale, ma orizzontale, e il materiale adoperato per la loro realizzazione fu la plastica, impermeabile, flessibile e resistente, tale da non incepparsi nel dispositivo.

L’originario colore bianco e blu fu sostituito da fasce colorate la cui colorazione variava in base al valore della scheda (rosso per le schede da 5.000 lire, blu per quelle da 10.000 e viola per i tagli da 15.000, che erano i tagli più diffusi) e la banda magnetica fu accorciata per far spazio all’indicazione del valore numerico della prepagata. Appaiono inoltre a fini pubblicitari il logo Telecom (che nel 1994 sostituì la vecchia antenata Sip) e quello della società produttrice, la tiratura, il codice a barre e quello alfanumerico e infine le scritte in doppia lingua nel Trentino Alto Adige.

Il successo di queste schede fu tale che ben presto cominciarono a essere usate anche come mezzo di diffusione di messaggi pubblicitari da parte della Telecom stessa, che sponsorizzava i suoi servizi più innovativi, o da altre aziende private. Queste ditte esterne stipulavano dei contratti in cui era definito il numero di tirature che avrebbero riportato il loro logo pubblicitario.

Tali schede commissionate da società esterne erano definite pubblicitarie, ma ne esistevano molte altre tipologie:

  • Pubbliche ordinarie: erano quelle più stampate, avevano sempre la stessa illustrazione ed erano di tre tipi, cioè “Scopri la carta infinita”, “Fasce Orarie”, e “Compagna di tutti i giorni”.
  • Pubbliche commemorative, con illustrazioni volte a ricordare eventi o personaggi particolarmente importanti. Per esempio molte schede furono stampate in occasione del G7 tenutosi a Napoli nel 1994, altre per ricordare la nascita della Telecom e così via.
  • Pubbliche precursorie: sono le più antiche prepagate con la banda magnetica ancora in verticale, prodotte grazie alla collaborazione tra Telecom e Sida e acquistabili in rivenditori ufficiali, uffici postali e tabaccherie. A esse seguono quelle con banda orizzontale Urmet della serie “Bianca” o “Rossa”.
  • Precursorie da serie turistica: sono delle schede prepagate su cui erano raffigurati celebri monumenti italiani come la Fontana Maggiore di Perugia o la Torre di Pisa, quest’ultima oggi una delle più introvabili per i collezionisti.

Con il passaggio dalla lira all’euro il design delle prepagate cambia: il valore economico è riportato a lato della banda magnetica e sparisce la definizione “scheda telefonica” sul fronte della carta, così da lasciare più spazio ai loghi pubblicitari.

Oggi le schede telefoniche sono solo degli oggetti da collezionismo che gli appassionati non scambiano più di presenza, ma acquistano spesso online su siti come Ebay o Amazon. Esse infatti dalla metà degli anni ’90 sono state sostituite dalle schede telefoniche ricaricabili per i cellulari, che hanno preso il posto dei telefoni pubblici.