Con la sigla IoT si indica l’Internet of Things, espressione introdotta da Kevin Ashton (co-fondatore di Auto-ID Center) per indicare tutta la gamma di oggetti che è possibile connettere alla rete Internet.

Negli ultimi anni, soprattutto a partire dal ventunesimo secolo, si è cercato di dotare di un collegamento a Internet anche gli oggetti di dimensioni più piccole che quotidianamente una persona può indossare. A questo proposito si parla di wearable devices, cioè dispositivi indossabili spesso collegati agli smartphone tramite wireless o bluetooth.

In realtà già negli anni ’70 e ’80 ci furono i primi tentativi di realizzare degli oggetti da indossare con funzionalità aggiuntive rispetto a quelle tradizionali. Infatti aziende come Seiko, Casio e altre tentarono di produrre degli orologi da polso dotati di cronometro, calcolatrice e memorie di piccole dimensioni capaci di registrare brevi promemoria. Non si può ancora parlare però di IoT perché questi dispositivi non erano dotati di connessione alla rete Internet, ma è possibile cogliere in essi gli albori dei wearables.

Attualmente, infatti, tra i dispositivi indossabili più diffusi vi sono proprio gli smartwatch, orologi intelligenti dotati di molte funzionalità oltre al semplice cronometraggio. Rispetto ai modelli sopra indicati, oggi gli smartwatch sono dei veri e propri computer da tenere al polso dotati di applicazioni e sistemi operativi per dispositivi mobili. Molti di essi supportano la connessione alla rete Internet e hanno la capacità di effettuare e rispondere alle chiamate.

Questi orologi intelligenti di ultima generazione hanno schermi touch screen e possono includere molte funzioni: fotocamera, accelerometro, termometro, cardiofrequenzimetro, altimetro, barometro, bussola, cronografo, calcolatrice, cellulare, navigazione GPS, Map display, infografica, altoparlante, calendario, orologio. Essi inoltre includono batterie ricaricabili e possono supportare anche SDcard.

In base alle loro funzioni principali, gli smartwatch possono essere suddivisi in quattro categorie: sport, salute, sicurezza e notifiche. Infatti se queste ultime non sono state ancora visualizzate sul proprio cellulare, possono apparire sugli schermi degli orologi smart, se sincronizzati con gli smartphone.

Proprio per quanto riguarda quest’ultimo punto, i grandi della telefonia oggi hanno capito il successo di questi wearables e hanno cominciato a produrli: si pensi agli orologi intelligenti realizzati da Samsung, Google ed Apple (solo per citarne alcuni), dotati di sistemi operativi Android o Ios.

Strettamente legati al mondo del fitness sono gli smartband, bracciali intelligenti che fungono da activity tracker in grado di monitorare distanze percorse, consumo calorico, battito cardiaco ed eventualmente anche qualità del sonno. Le persone così possono tenere sotto controllo la forma fisica e svolgere un’attività di fitness regolare e adeguata al proprio corpo.

Tra gli altri wearable devices appartenenti al mondo IoT, seppure meno diffusi rispetto agli smartwatch e agli smartband vi sono gli smartglasses, occhiali intelligenti che fungono da veri e propri computer che trasmettono informazioni. È possibile interagire con essi dando semplici comandi vocali, spesso senza neppure la necessità di toccarli. Grazie al supporto di tecnologie wireless come Wi-Fi, Bluetooth e Gps e di sistemi operativi mobili, molti smartglasses possono anche inviare file audio e video, fungere da mappe e avere funzioni di lifelog e activity tracker (informazioni registrate dai wearables sullo stile di vita dell’utente, quasi una cronaca delle sue giornate).

Alcuni wearables dotati di collegamento Internet wireless hanno trovato recentemente impiego nell’ambito della medicina: essi infatti consentono di monitorare costantemente il paziente anche da remoto. Si pensi per esempio a chi soffre di problemi cardiaci o circolatori: costoro hanno la possibilità di registrare i dati relativi al loro stato di salute indossando un dispositivo di piccolo ingombro, che trasmette direttamente le informazioni ai medici.

E’ comunque importante tenere sempre presente che si tratta di device che in alcun modo possono sostituirsi all’intervento di un dottore, inoltre tale funzione è per adesso disponibile solo negli USA e nei territori americani, in quanto, l’ente statunitense per il controllo sanitario FDA (Food and Drug Administration) ne ha approvato alcuni per questa funzione.